

J. Stenzel: Socrate simbolo vivente dell'unit di azione e spirito

Julius Stenzel (1883-1935)  stato un grande studioso del pensiero
greco, in particolare di quello di Platone. In queste pagine egli
mette in evidenza la centralit che nella filosofia di Socrate
ebbe la riflessione sull'etica: momento di sintesi dell'impulso
razionale presente in tutto il pensiero arcaico. La voce del
dmone - anche se non identificata con la razionalit del Lgos -
ha per Stenzel, come per altri, il ruolo di collaborare con la
razionalit, unica facolt dell'uomo in grado di decidere
sull'azione: nessun atto, perch sia eticamente significativo, pu
essere compiuto in maniera inconsapevole; conoscere e agire bene
sono un'unica cosa

J. Stenzel, Platone educatore, I, 5.

La dottrina di Socrate, che agiva con pi efficacia di ogni
entusiastica ebbrezza,  la fredda sobriet in persona, che vuole
solo ricordare le cose pi ovvie e trite, eppur sempre di nuovo
dimenticate. Essa  l'adempimento dell'impulso razionale dei
precedenti pensatori, e insieme del loro tendere all'uno [...].
Gli Ioni sono giunti prima a maturit e a piena cultura, e
l'elemento ionico si  poi ringiovanito a contato con stirpi pi
giovani e ancora immature, sperimentando nuovi compromessi e
potenziamenti di quanto di meglio aveva in s. Sorprendente  la
parte svolta dai Dori: essi appaiono tardi sulla scena della
storia a noi conoscibile e conservando nel modo pi tenace i modi
della grecit arcaica, e chiudendosi pi rigidamente a influssi
stranieri, svilupparono delle imponenti virt politiche, ma vi
esaurirono evidentemente una gran parte delle loro energie, e
presto uscirono dal coro spirituale. L'elemento attico invece
assunse in pi direzioni una felice posizione intermedia: esso 
del migliore ionico ringiovanito. Dopo gloriose azioni politiche,
esso presenta solo tardi un'attivit filosofica; ma a questo punto
da una vita d'azione si sviluppano inaudite energie dello spirito,
il cui ultimo senso  di compenetrare nel modo pi intimo azione e
spirito, anzi di concepirli alla fine come una cosa sola.
Il simbolo vivente di questa unit  Socrate. [...].
Come la comunit della Polis poggiava per il greco sulla forza
divina che domina il Tutto, cos questa sua divina forza si
raccoglie come in un punto focale in quel luogo dell'anima per cui
deve passare ogni intesa, nella ragione che pensa e indaga e
ricerca il sapere. Come questa ragione riceva per Socrate il suo
significato da superiori e assai pi generali forze, quanto poco
essa vada intesa intellettualisticamente, lo mostra il dmone, la
misteriosa voce interna posta da Socrate accanto al Logos della
ragione e da lui sentita vincolante non meno di questo, ma con una
importante differenza. Quel cenno della divinit ha solo un
ufficio difensivo, e non si pronuncia su nulla che abbia un
determinato contenuto. Esso  muto;  solo il Logos a parlare, in
corrispondenza alla sua profonda natura. Ove la ragione nel
colloquio con se stessa, nel suo autointendersi, non abbia
raggiunta la meta dell'unit, del chiaro accordo con se stessa a e
quindi anche con la comunit, la interna voce indica che la Gnome,
il sapere destinato all'agire, non ha ancor fatto la sua
apparizione, e perci l'azione va lasciata in sospeso. Viceversa
quando nella decisione pi ardua, nel comparire per l'ultima volta
dinanzi al tribunale, Socrate pensa  giusto ci che entro di me
ho meditato, il mio Logos ha accolto in s il giusto ordine della
vita e realizzato in s il moto del pensiero divino, egli esprime
ci in questi termini: la Voce ha taciuto, e io posso affidarmi
tranquillamente alla protezione della divinit; se staran meglio i
miei giudici che vanno verso la vita o io che vado alla morte, 
cosa a tutti ignota fuorch a dio; ma che io abbia rettamente
agito,  ci che ora so. [...].
Per Socrate il vero sapere consiste in una attiva azione e
reazione dell'uomo intero, in quanto in lui si rispecchia lo stato
nella sua interezza, e si realizza con perpetua presenza nella
cooperante azione dei singoli individui. [...].
Socrate non riconosce nessuna azione come tale, se non  nato
dall'intendimento, dal Logos, e non porta cos in s la garanzia
della sua giustezza, della durevole determinazione della sua
direzione; perci egli arriva a costringere perfino una virt come
il coraggio entro la legge del doversi sempre sapere ci di cui di
cui in ogni caso si tratti; solo il pieno dominio di tutta quanta
la situazione, di ci che sia da temere e di ci che no, fa della
impulsiva temerariet un'azione virile, una Aret

 (J. Stenzel, Platone educatore, traduzione di F. Gabrieli,
Laterza, Bari, 1966 2, pagine 63, 65-66, 81-82, 85-86).

